John Smith
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In sostanza un redirect è una direttiva tramite la quale gli utenti che visitano una pagina vengono reindirizzati appunto verso un altro indirizzo. In questo senso hanno un impatto importante per la user experience.
Nella pratica, quando è stato impostato un redirect, se l’utente digita l’indirizzo della pagina reindirizzata vedrà cambiare l’indirizzo della pagina stessa.
A livello SEO i redirect sono invece fondamentali perché allo stesso modo che per gli utenti indicano ai crawler dei motori di ricerca quale pagina prendere in considerazione per un determinato url, aggiungendo anche ulteriori informazioni.
Ci sono diverse tipologie di redirect, con funzionalità e scopi molto diversi fra loro. È quindi fondamentale fare molta attenzione ad utilizzare quello giusto, conoscendone esattamente gli effetti.
Le tipologie più utilizzate, sia per la loro utilità che perché meno rischiose delle altre, sono essenzialmente due:
Come si è detto i redirect vanno maneggiati con cura, perché se male impostati possono generare effetti molto deleteri, come ad esempio un loop fra pagine che si richiamano fra loro all’infinito.
I casi in cui fare un redirect è utile se non necessario sono molti, elenchiamo quelli più importanti:
Come si è visto i redirect sono uno strumento utilissimo in moltissime circostanze: che si tratti di un importante cambio dell’architettura del sito, che si stia migrando il sito verso un diverso CMS o verso un nuovo dominio, in tutte queste circostanze il redirect è l’unico sistema che ci permette di non disperdere il valore che il sito ha acquisito negli anni a livello di posizionamenti, o comunque di limitare quelle che sarebbero altrimenti conseguenze catastrofiche per la visibilità del sito.
Vediamo alcune delle casistiche più importanti nelle quali il redirect gioca un ruolo fondamentale, se non indispensabile.
Il cambio di dominio può essere a volte una scelta necessaria per motivi di marketing o per altre ragioni. Attenzione a non sottovalutare la portata di questo intervento, per niente indolore in ottica SEO. Il cambio di dominio comporta infatti una drastica modifica delle url di tutto il sito, motivo per cui è necessario essere consapevoli di tutte le conseguenze prima di intraprendere questa strada.
Tuttavia, lo strumento redirect, se gestito correttamente, ci consente di effettuare questo delicato passaggio minimizzando i possibili danni quantomeno a livello di navigabilità del sito (gli effetti sulla visibilità sono imponderabili).
Attraverso il file .htaccess, ad esempio, disponibile per chi lavora su server Apache, oppure tramite le impostazioni del proprio server, è possibile impostare un redirect dal vecchio dominio, deviando il traffico automaticamente verso il nuovo. La cosa fondamentale è che questo avvenga tramite redirect 301: in questo modo anche i motori di ricerca sapranno che il nostro sito è stato spostato verso un nuovo indirizzo.
Se si acquistano domini con lo stesso nome ma estensioni diverse per proteggere il proprio brand, un semplice redirect sarà sufficiente per reindirizzare tutti i domini “gregari” verso quello principale dove è ospitato il sito.
Il caso più emblematico e problematico di un ecommerce si verifica quando un prodotto va fuori catalogo oppure esaurisce la sua disponibilità. Cosa fare? Eliminare la pagina restituendo ai visitatori che la trovano ancora indicizzata un arrendevole errore 404? Lasciarla indicando che il prodotto è terminato? Non è mai semplice decidere.
Queste le casistiche principali, nelle quali si suggerisce di comportarsi come segue:
Può sembrare una piccola modifica ma in realtà dietro a questo passaggio ci sono molte possibili insidie. È quindi d’obbligo in questo caso muoversi sapendo esattamente cosa si sta facendo, per evitare spiacevoli situazioni. Come fare quindi?
Anche in questo caso il file .htaccess o una direttiva nel pannello di controllo del nostro server può aiutarci a compiere questa semplice ma fondamentale operazione. Reindirizzare tutte le chiamate con indirizzo http verso le url con il nuovo indirizzo https.
I contenuti duplicati sono come fumo negli occhi per i motori di ricerca, ma se si ha un sito di grandi dimensioni, con contenuti che si sono accumulati negli anni, è possibile che per vari motivi ce ne siano di identici. Come ovviare per non incorrere in penalizzazioni?
Ancora una volta i redirect ci vengono in aiuto. In questa situazione è sufficiente reindirizzare tutti i duplicati verso l’originale.
Su cosa abbia impatto sulla SEO o meno sono stati scritti fiumi di inchiostro e di stringhe di codice. Come tutti gli argomenti che ricadono sotto la grande famiglia dei ranking factors, anche quello dei redirect è un argomento discusso.
La verità è che non ci sono regole scritte, ma come spesso accade, qualche indicazione più o meno sibillina gli sviluppatori di Google se la lasciano scappare. La logica è la seguente: dal momento che i crawler che scandagliano la rete e scansionano i siti per indicizzarli non hanno risorse infinite, ogni passaggio in più che devono fare consuma parte di queste risorse.
Questo significa che ogni redirect brucia una parte di crawl budget che potrebbe essere impiegato per indicizzare altre pagine. Si sconsiglia quindi di evitare redirect multipli, o comunque di non superare i due redirect consecutivi.